Primitivo di Gioia del Colle: un viaggio tra storia e gusto

a cura di Raffaella Cimmarusti

Il buon vino è un ottimo motivo per mettersi in viaggio. In sé racchiude cultura, gusto, tradizione e bellezza.

La tradizione vinicola in Puglia ha radici millenarie che vale la pena scoprire.

Il ‘’primitivo’’ è un vitigno della Puglia, che dà vita ad un vino che in Italia non ha rivali. Un vino rosso di qualità eccellente, molto amato in questa terra e non solo, le cui caratteristiche sono: colore rosso intenso, profumo di frutti rossi e spezie, strutturato, morbido, persistente.

Sempre protagonista soprattutto a tavola! Recatevi presso un qualsiasi ristorante e provate a chiedere un rosso della casa. Il risultato? Sarà sicuramente un buon primitivo, ideale per l’abbinamento a portate di carne di qualsiasi tipo, arrostite, alla brace o con sughi speziati, adatto anche con la selvaggina, i brasati e gli umidi a lunga cottura.

Le versioni giovani, più versatili possono accompagnare bene anche le zuppe di legumi e i primi con sughi di carne. Quelle più invecchiate, invece, si abbinano molto bene coi pecorini stagionati, ma la struttura e la rotondità li rendono anche apprezzabili vini da meditazione.

Questo vitigno, abbastanza delicato e non molto semplice da coltivare, soffre la siccità troppo prolungata e l’eccesso di umidità, oltre alle gelate primaverili. La forma compatta del grappolo può facilitare lo sviluppo di muffe dannose sugli acini.

In Puglia e nell’alto Salento, però, il Primitivo ha trovato un habitat perfetto, per crescere correttamente e produrre uve sane e di qualità eccellente per la vinificazione. Nelle zone di Manduria e Gioia del Colle le vigne sono tipicamente coltivate ad alberello, una forma di allevamento antichissima, che risalirebbe ai Greci. Le piante possono essere molto longeve: per le campagne Pugliesi si trovano anche viti di oltre 80 anni.

Perché il vino Primitivo si chiama così?

 Il nome Primitivo deriva dal latino ‘’primativus’’, termine che si traduce con la parola “precoce”, ed è associato a questo vitigno perché le sue uve maturano prima delle altre. Già ad Agosto, infatti, può iniziare la sua vendemmia.

Il suo DNA è condiviso con il vitigno Zinfandel (californiano) e con il vitigno croato Plavac Mali; quest’ultimo è l’incrocio fra Zinfandel e il vitigno croato Dobričić.

Le tracce storiche sembrerebbero indicare la patria antica del Primitivo nella regione che un tempo si chiamava Illiria e che oggi corrisponde a Croazia e Montenegro. Si pensa che il Primitivo sia stato portato in Puglia tra il quindicesimo e sedicesimo secolo da profughi slavi, detti Schiavoni, o Greco-albanesi che fuggivano dalle persecuzioni ottomane.

Infatti prima di essere chiamato “Primativo” a fine 700 questo vitigno preesisteva nei vigneti pugliesi con il nome di “Zagarese”

A selezionarlo per primo e a dargli il nome che oggi conosciamo fu il sacerdote di Gioia del Colle Don Filippo Francesco Indellicati nella seconda metà del 1700, grande esperto di botanica e agronomia il quale notò che, tra i tanti vitigni che si usava coltivare nelle sue vigne, vi era uno che giungeva a maturazione prima degli altri e dava un’uva particolarmente nera, dolce, gustosa che si poteva vendemmiare già a fine agosto.

Costui selezionò quella varietà ed impiantò un vigneto tutto di quel tipo; nacque così la prima monocoltura di “Primaticcio” che grazie ai suoi pregi quantitativi e qualitativi si estese ben presto in tutti gli agri di Gioia del Colle, Altamura e Acquaviva delle Fonti.

 L’oro rosso’ di Gioia del Colle: il vino “Primativo”

 La coltivazione della vite e la produzione di vino in Puglia è attestata fin dal terzo millennio a.C.

Nel territorio gioiese vi sono delle testimonianze a partire almeno dall’VIII secolo a.C., come dimostrano i numerosi ritrovamenti di vasi vinari di quel periodo nella zona di Monte Sannace, a pochi chilometri dalla città (alcuni di questi reperti si possono ammirare nel museo archeologico sito nel castello Normanno-Svevo di Federico II di Svevia).

La produzione vitivinicola pugliese è ben nota per tutto il periodo romano. Dopo la caduta dell’Impero Romano la vitivinicoltura sarà preservata, come accade in quasi tutta Europa, principalmente grazie ai vigneti coltivati nei terreni dei monasteri e delle abbazie, e in particolare, per quanto riguarda la Murgia, dai monaci benedettini.

E’ grazie a Federico II che riparte la produzione, tanto che nel 1362 Giovanna I d’Angiò promulga una legge a protezione del vino pugliese che proibisce l’introduzione di vino prodotto in altre regioni.

Questa particolare uva, per la sua maturazione precoce, fu battezzata ‘’Primativo’’, nome che poi divenne ‘’Primitivo’’. Il vino che se ne ricavava era migliore di quello prodotto con uvaggi misti, ed è ciò che spinse molti agricoltori a seguire le orme di Don Indellicati, citato precedentemente.

Egli selezionò con cura un numero consistente di tralci (625) che impiantò in contrada Liponti in ben otto “quartieri” di vigna, corrispondenti a circa 1,26 ettari, creando così la prima monocoltura di uve primitivo.

La forma di impianto era il ceppo basso, divenuto poi col tempo l’alberello pugliese. Il successo fu immediato: in poco tempo moltissimi dei terreni nell’arco di due chilometri dall’abitato gioiese risultarono coltivati a ‘’primativo’’.

In passato, visto che nell’economia dei gioiesi la produzione di uva e la sua trasformazione in vino costituiva una fonte importante di vita e di profitti, le Amministrazioni comunali diedero grande importanza alla formazione e alla preparazione di tecnici nel settore della viticultura e della vinificazione. 

Risale infatti al 1876 la proposta del consigliere comunale Dott. Candido Minei di impiantare a Gioia una Scuola Enologica tecnico-pratica.

Le prime bottiglie etichettate con il nome di Gioia del Colle Primitivo sono degli anni ’60, mentre la prima bottiglia a denominazione di origine è del 1987.

I diversi “primitivo” sparsi nella regione sono  tutti “figli e figliastri” del vero ed unico Primitivo, quello di Gioia. Da qui la nascita del Consorzio Volontario per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini a Denominazione di Origine Controllata “Gioia del Colle” che si propose, fin dall’inizio, come obiettivo principale quello di restituire la riappropriazione della paternità gioiese al primitivo.

Il Consorzio muove i suoi primi passi nel 1999, ad opera di alcuni produttori (quattro soci fondatori) di vino della zona di Gioia del Colle e Turi, con la volontà esplicita di salvare questa Denominazione di Origine.

Negli anni passati il Consorzio ha partecipato a moltissime ed importantissime manifestazioni del settore tra cui Vinitaly, Salone del Vino di Torino e Salone del Vino di Puglia, con un proprio stand.

Oggi c’è finalmente una presa di coscienza sulle potenzialità di una produzione, quella del Primitivo “Gioia del Colle”, di altissima qualità, in grado di competere con i migliori vini del mondo, di conquistare il mercato estero con la sua struttura vigorosa, con la sua corposità genuina, con il suo aroma inconfondibile, con tutto il suo ricco e complesso patrimonio organolettico di tannini, antociani, sali minerali, che oggi si è scoperto essere così preziosi anche per la salute.

Tra i vini più importanti e significativi, sia dal punto di vista storico che da quello dell’attuale sviluppo, annoveriamo quelli prodotti nelle due versioni ‘’Gioia del Colle Primitivo’’ e ‘’Gioia del Colle Primitivo Riserva’’.

La fama di Gioia del Colle è legata in modo particolare anche alla produzione casearia e nello specifico alla mozzarella. Abbinarla nel tour enogastronomico ad un buon vino è una delizia per il palato e per lo spirito.

 

 

 

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