Il vino Primitivo e il segreto del suo successo

a cura di Raffaella Cimmarusti

 Storia e coltivazione dell’uva

 Il nome Primitivo deriva dal latino ‘’primativus’’, termine che si traduce con la parola “precoce”, ed è associato a questo vitigno perché le sue uve maturano prima delle altre. Viene infatti vendemmiata tra fine Agosto e inizio Settembre, anche se alcune varietà offrono un secondo frutto, sviluppato generalmente su germogli denominati ‘’femminelle’’, che viene raccolto a circa 20 giorni di distanza.

E’ una pianta molto particolare, che richiede conoscenzalavoro accurato in vigna. I suoi acini blu scuro e ricchi di pruina (sostanza cerosa che ricopre gli acini d’uva, conferendogli un aspetto vellutato che rende la buccia impermeabile e trattiene i lieviti e i batteri portati dal vento e dagli insetti), sono molto compatti nel grappolo e temono l’umidità.

Il suo clima ideale è quello caldo e secco, con piogge abbondanti ma di breve durata, in modo tale che il grappolo possa asciugarsi velocemente.

Spesso viene usato il sistema di coltivazione ad alberello, di origini antiche…che non offre ingenti volumi di raccolto, ma che possiede altissima qualità. Le piante del Primitivo possono essere molto longeve: per le campagne pugliesi, ad esempio, si trovano anche viti di oltre 80 anni. Ma qual è la chiave del successo?

Cosa rende il Primitivo uno dei vini italiani più apprezzati ed esportati?

Il Primitivo è uno dei vini italiani più esportati con un trend in crescita da ormai oltre due decenni. Tutto merito delle sue caratteristiche peculiari che lo rendono capace di conquistare un pubblico molto vasto.

 

Il suo successo e la sua fama sono dovuti alle sue caratteristiche uniche! È innanzitutto un vino buono già dalla sua gioventù. È un vino ricco sia nei profumi sia nei sentori fruttati, vellutato ed estremamente piacevole.

 

Lo si trova in bottiglia in diversi stili, versioni e fasce di prezzo, spingendo così il consumatore a provare e sperimentare: vini giovani, riserve, invecchiati in botte, affinati in bottiglia, rossi e rosati, liquorosi, con gradazioni che vanno dai 13° ai 16° ed oltre..caratteristiche che lo hanno reso un must-have nel portfolio di qualsiasi importatore di vino.

 

Per molto tempo, il vino Primitivo ha vissuto nell’Italia meridionale principalmente come uva da tavola o come vino miscelato in ‘’cuvée’’. Per ‘’cuvée’’ si intende una miscela risultante dall’assemblaggio di vini diversi, o di annate diverse dello stesso vino, successivamente sottoposta alla presa di spuma.

 

Quanto dura una bottiglia aperta di Primitivo?

 

Una bottiglia aperta di Primitivo deve essere richiusa ermeticamente e messa in frigorifero. In questo modo, il vino si conserva fino a 3-5 giorni senza perdite, a seconda del livello di riempimento.

 

Come si conserva un vino rosso Primitivo?

 

Fresco e scuro. Gli aromi si dispiegano già nel primo anno e quindi non hanno bisogno di essere conservati a lungo per ottenere un piacere di bere ottimale.

Il Primitivo può conservarsi fino a 5 anni in cantine fresche e buie. Prima di gustare un vino da cantina, si consiglia di portare il vino a temperatura di consumo.

 

 QUALI SONO LE DOC DEL PRIMITIVO?

 

Il riconoscimento della DOC Primitivo di Manduria nel 1975 e quello di Gioia del Colle Primitivo nel 1987 arrivarono in un periodo nel quale questi vini erano imbottigliati solo occasionalmente, essendo per lo più adoperati come vini da taglio o per l’autoconsumo.

 

Il cambiamento avvenne a partire dalla metà degli anni ’90, spinto innanzitutto dall’ottima fama del californiano Zinfandel, e dalla scoperta della sua identità genetica col Primitivo. Un ruolo certamente positivo svolsero anche un ritorno di interesse per i vini rossi, motivato soprattutto da ragioni salutistiche, ed una crescente richiesta di vini ottenuti da vitigni autoctoni.

 

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL PRIMITIVO GIOIA DEL COLLE DOC?

 

Vocatissima per la zona, il Primitivo rimane in Puglia la varietà di maggior prestigio e di più forte significato identitario.

 

La denominazione di maggior rilievo nella zona è il Gioia del Colle Primitivo DOC, ma non mancano i vini prodotti come IGT Murgia e IGT Puglia, a cui si affiancano vini da tavola e vini sfusi.

Il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata Gioia del Colle arrivò con D.P.R. dell’11/5/1987 in un periodo nel quale l’imbottigliamento del Primitivo avveniva piuttosto di rado.

Il risveglio dell’interesse per il Primitivo in questa zona è giunto gradualmente solo negli anni successivi.

 

Il Primitivo di Gioia del Colle trova il suo habitat elettivo su terreni collinari murgiani alcalini, calcareo-argillosi, misti a rocce calcaree, silicee e tufacee. Si tratta di suoli talora scarsamente fertili, magri e difficili, con terre rosse ricche di sesquiossido idrato di ferro.

Una tale struttura dei suoli arricchisce i vini di una spiccata mineralità, di vivida freschezza e di una discreta tannicità.

 

Primitivo di Manduria e tutela: denominazione e consorzio

 

La Denominazione d’Origine Controllata è stata riconosciuta al Primitivo di Manduria nel 1974. La zona di produzione è stata definita dal disciplinare, elencando i territori dei comuni di Taranto e Brindisi in cui è consentita la coltivazione delle uve. E’ prevista anche la versione “riserva”, sempre con base ampelografica minima di primitivo dell’85%.

 

L’eventuale saldo del 15% può essere composto da uve di vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nelle province di Taranto e Brindisi.

 

Il titolo alcolometrico minimo deve essere di 13% e di 13,5% per la versione riserva.

 

Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria ha ottenuto il riconoscimento legislativo nel 2002. La sua attività e tesa a sostenere le aziende del territorio, a far conoscere e promuovere in Italia e all’estero il Primitivo di Manduria Doc.

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