Diffusione e coltura

Diffusione e coltura e
utilizzazione in Puglia

A fine ‘800 il Primitivo era coltivato principalmente e con successo a Gioia del Colle e in altri comuni della provincia
barese (Acquaviva delle Fonti, Casamassima,
Palo del Colle e Bitonto) (Perelli, 1874),
come pure nel Brindisino e nel Leccese,
dove maturava più precocemente rispetto
ai territori precedenti “da cui trae origine”,
conferendo caratteristiche diverse al vino
(Fonseca, 1892a). Nella prima metà del
XX secolo si coltivava anche in Capitanata
(FG), ma solo in quei comuni prossimi alla
provincia barese (Musci, 1919). Nel secondo
dopoguerra il Primitivo costituiva circa il
3.5% della superficie vitata della provincia
di Lecce, coltivato soprattutto nella parte
settentrionale (Guagnano, Leverano, Salice
Salentino) e meridionale del litorale jonico
(Alezio, Alliste, Melissano, Racale, Taviano,
Ugento) (Panzera, 1956). Oggi è tra i vitigni
più coltivati in Puglia, con una superficie di
11.096 ha. La provincia di Taranto detiene la
maggiore superficie vitata (7.567 ha), seguita
da Brindisi (1.356 ha), Bari (1.345 ha) e Lecce
(702 ha). Nel Foggiano interessa circa 78 ha
e 39 nella BAT.
Il Primitivo presenta una resistenza media
all’oidio ed alla peronospora, ma risulta
sensibile al marciume dei grappoli sebbene
la maturazione precoce lo esponga in minor
misura a questo rischio; il germogliamento
Atlante dei Vitigni tradizionali di Puglia | 149
tardivo lo rende meno soggetto alle brinate
primaverili (Frojo, 1879; Musci, 1919;
Panzera, 1956) e per questo motivo è un
vitigno assai adatto alle località con clima
meno favorevole. Tra i suoi pochi difetti era
segnalata la così detta ‘ammanatura’, ovvero
l’arresto della maturazione a causa dei
colpi di sole sulla sua buccia fine e delicata
(Perelli, 1874). Una caratteristica di questo
vitigno è di produrre grappoli anche sui tralci
secondari (femminelle), con una maturazione
più tardiva di 15-20 giorni rispetto all’uva
di “prima cacciata” (Laudati, 1893; Musci,
1919). Gli agricoltori dell’epoca, temendo che
l’uva immatura favorisse l’alterazione in aceto
dei vini, usavano vendemmiare il primitivo
due volte e dai grappoli delle femminelle che
maturavano più tardivamente ricavavano un
vino da pasto, mentre per produrre un più
concentrato vino da taglio era consigliabile
sacrificare tutti i grappoli delle femminelle
lasciando solo quelli nati sui tralci principali.
Il vino così ottenuto era molto alcolico, corposo
e colorato, con sapore aromatico caratteristico,
eccellente per tagliare vini più deboli (Panzera,
1956). Il vino da pasto prodotto con i grappoli
dei rami anticipati era anch’esso di buona
qualità: giustamente alcolico, di buon corpo,
di colore rosso-granato vivo e sapore asciutto
ed aromatico caratteristico. Gli enologi della
Regia Cantina Sperimentale di Barletta
(1897) sostenevano che l’invecchiamento
del vino ottenuto in purezza gli conferisse
un profumo gradevolissimo. Ed è proprio
“per ottenere il profumo che trovavano molto
somigliante ad alcuni dei loro vini” che a
fine ‘800 i commercianti francesi ne facevano
largo acquisto dalla Puglia (Musci, 1919).
Il Primitivo è attualmente idoneo e consigliato
sull’intero territorio regionale pugliese, dove
assume caratteristiche diversificate a seconda
dei territori e delle tecniche di produzione,
utilizzato sia per vinificazione in rosso che in
rosato. Rientra nei disciplinari di tutte le IGP
regionali, di cinque DOP (Gravina, Primitivo
di Manduria, Colline Joniche Tarantine, Gioia
del Colle, Terra d’Otranto), e di una DOCG
(Primitivo di Manduria Dolce Naturale).
Caratteristiche vegeto- produttive e tecnologiche
(medie triennali in collezione)
Germogliamento: ultima decade di marzo
Fioritura: ultima decade di maggio
Invaiatura: prima decade di agosto
Maturazione dell’uva: ultima decade di
agosto, prima di settembre.
La varietà risulta più precoce in tutte le fasi
fenologiche rispetto al Sangiovese.
Habitus vegeto-produttivo: portamento
semi-eretto
Fertilità reale: 1,7
Peso medio del grappolo (g): 203
Peso medio dell’acino (g): 1,20
Indice di Ravaz: 2,1
Caratteristiche del vino sperimentale:
si presenta di colore rosso rubino intenso.
Ha elevata complessità aromatica, con
prevalenza di note speziate e sentori netti
di frutti rossi. Vino equilibrato e armonico,
può raggiungere elevate gradazioni alcoliche;
risulta opportuno, ai fini della stabilizzazione
del colore, una fase di invecchiamento in
legno

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